Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo (Sec. XVI)
La Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo, è monumento nazionale. Essa fu eretta durante il pontificato di Alessandro III (1159-1181) Nel 1644 assume la fisionomia attuale a tre navate con la facciata rivolta a levante e il coro a ponente.
La prima pietra del maestoso campanile, anch'esso monumento nazionale, fu posta nel 1592; è alto 55 mt. Gli affreschi della cupola e delle pareti del coro sono opera di Lorenzo Peracino, quelle dei due catini e delle cappelle laterali sono dovute a Borgnis.
Degna di menzione è pure una discreta riproduzione del San Bartolomeo del Ribera, detto Spagnoletto, copiato dall'originale conservato nella Galleria di Venezia.
Nella Chiesa si venerano i corpi dei Santi Martiri Felice e Vincenzo provenienti dalle catacombe di S. Lorenzo fuori le mura. Arrivarono a Bannio nell'agosto del1776.
La prima pietra del maestoso campanile, anch'esso monumento nazionale, fu posta nel 1592; è alto 55 mt. Gli affreschi della cupola e delle pareti del coro sono opera di Lorenzo Peracino, quelle dei due catini e delle cappelle laterali sono dovute a Borgnis.
Degna di menzione è pure una discreta riproduzione del San Bartolomeo del Ribera, detto Spagnoletto, copiato dall'originale conservato nella Galleria di Venezia.
Nella Chiesa si venerano i corpi dei Santi Martiri Felice e Vincenzo provenienti dalle catacombe di S. Lorenzo fuori le mura. Arrivarono a Bannio nell'agosto del1776.
Dalla Ricerca dei Ragazzi della scuola elementare...
La chiesa parrocchiale di Bannio, la cui costruzione risale a poco dopo l'anno mille è di stile romanico o "lombardo", è intitolata a S. Bartolomeo Apostolo e a S.Stefano martire.
Ha tre navate, tagliate nel mezzo, trasversalmente, da un'altra navata che ha le due estremità sporgenti in fuori dai muri maestri, così da avere la pianta a forma di croce greca.
L'antica struttura muraria è rinforzata agli angoli da quattro pilastri lievementi sporgenti che oltre a rendere il muro più resistente servono anche da ornamento.
L 'entrata aveva un portico e sono ancora conservate le antiche finestre a forma quadrata e tagliate obliquamente .
Inizialmente, l'altare maggiore era a levante, mentre, l'entrata a ponente: fu solo verso la metà del secolo XVII, precisamente intorno al 1644, che vennero iniziati i grandi restauri e ampliamenti.
La chiesa venne così aggiornata e ingrandita.
Cambiando l'orientamento dell'altare, da est a ovest, l'entrata venne aperta dalla parte della piazza mentre prima era addirittura "fuori mura" perché affacciata sulla strada che scendeva dalle frazioni che era appunto fuori dalle mura.
Questa, era una strada frequentata da chi arrivava dalla Val Sesia e dai contadini che avevano dei possedimenti in Bannio, ma risiedevano in altri paesi della Valle Anzasca; i passanti, potevano quindi entrare in chiesa liberamente senza entrare in paese tramite "la porta".
Come abbiamo già detto, nella parte dove c'era l'altare maggiore fu aperta la nuova entrata e nella parte dove si apriva l'ingresso furono costruiti il presbiterio con la cupola, tre altari, il coro e la sagrestia.
Tutte queste modifiche avvennero durante il periodo barocco, uno stile che si era affermato nel 1600, piuttosto fastoso ed elaborato.
Le due estremità della navata trasversale o "transetto", sporgenti in fuori, furono trasformate in cappelle.
In quella rivolta a nord si trova un bellissimo Crocifisso del secolo XVII.
Nella cappella di San Francesco, situata dirimpetto a quella del crocifisso, c'è un bel contraltare in marmo.
Troviamo inoltre una semplice cappella che contiene il battistero .
Sono presenti numerosi affreschi di Lorenzo Peracino nelle pareti del coro e della cupola, che rappresentano la predicazione, i miracoli, la gloria di San Bartolomeo.
L'altare maggiore in legno dorato fu scolpito nel 1693 dai fratelli Maderno di Intra allora molto famosi perché fecero anche altari per la città di Roma.
Negli altari laterali, in apposite urne, sono conservati i corpi di San Felice e di San Vincenzo Martiri.
Il corpo di San Felice fu spedito da Roma in una cassetta il giorno 8 febbraio 1774 ma fu esposto nella chiesa con una solenne cerimonia solamente il 6 di agosto 1776.
In questa occasione si commemorò anche San Vincenzo martire il cui corpo doveva essere esposto nella chiesa ma che a causa delle difficoltà dei viaggi di quei tempi, non era arrivato in tempo. Giunse infatti nel nostro paese solamente il 22 agosto 1776 dopo aver viaggiato per quasi tre mesi.
Questi due corpi, furono ritrovati a Roma, nel cimitero di San Lorenzo fuori le mura e donati alla nostra chiesa da un frate Cappuccino, tale Francesco Maria Ballotta.
L'autenticità dei corpi è certificata da documenti che si conservano nell''archivio parrocchiale: "SACRUUM CORPUS CUM VASO SANGUINIS S. FELICE MARTIRIS - SACRUM CORPUS CUM VASO SANGUINIS S. VINCENTI MARTIRIS.
Scriveva nel 1849 il sacerdote Bartolomeo Giovanninetti nella sua "Raccolta di varie Notizie di Bannio": "...il motivo che la festa dei santi martiri Vincenzo e Felice fu fissata nella prima domenica di Giugno fu per implorare da detti santi, oltre a quelle grazie necessarie, la conservazione dei frutti della campagna e per questo fine fu a pieni voti dai banniesi fissato tal giorno."
La chiesa è inoltre ricca di preziosi paramenti del 1700, paramenti liturgici, vasi sacri e reliquiari e in sacrestia è conservato un colossale armadio in noce che suscita molto interesse perché le sue dimensioni sono tali da farci pensare che sia stato costruito direttamente in quel locale.
Purtroppo, nella notte tra il 23 e 24 aprile dell'anno 1979, la nostra chiesa ha subito un grave furto. Riportiamo integralmente gli articoli tratti dai giornali di quel periodo.
Ha tre navate, tagliate nel mezzo, trasversalmente, da un'altra navata che ha le due estremità sporgenti in fuori dai muri maestri, così da avere la pianta a forma di croce greca.L'antica struttura muraria è rinforzata agli angoli da quattro pilastri lievementi sporgenti che oltre a rendere il muro più resistente servono anche da ornamento.
L 'entrata aveva un portico e sono ancora conservate le antiche finestre a forma quadrata e tagliate obliquamente .
Inizialmente, l'altare maggiore era a levante, mentre, l'entrata a ponente: fu solo verso la metà del secolo XVII, precisamente intorno al 1644, che vennero iniziati i grandi restauri e ampliamenti.
La chiesa venne così aggiornata e ingrandita.
Cambiando l'orientamento dell'altare, da est a ovest, l'entrata venne aperta dalla parte della piazza mentre prima era addirittura "fuori mura" perché affacciata sulla strada che scendeva dalle frazioni che era appunto fuori dalle mura.
Questa, era una strada frequentata da chi arrivava dalla Val Sesia e dai contadini che avevano dei possedimenti in Bannio, ma risiedevano in altri paesi della Valle Anzasca; i passanti, potevano quindi entrare in chiesa liberamente senza entrare in paese tramite "la porta".Come abbiamo già detto, nella parte dove c'era l'altare maggiore fu aperta la nuova entrata e nella parte dove si apriva l'ingresso furono costruiti il presbiterio con la cupola, tre altari, il coro e la sagrestia.
Tutte queste modifiche avvennero durante il periodo barocco, uno stile che si era affermato nel 1600, piuttosto fastoso ed elaborato.
Le due estremità della navata trasversale o "transetto", sporgenti in fuori, furono trasformate in cappelle.
In quella rivolta a nord si trova un bellissimo Crocifisso del secolo XVII.
Nella cappella di San Francesco, situata dirimpetto a quella del crocifisso, c'è un bel contraltare in marmo. Troviamo inoltre una semplice cappella che contiene il battistero .
Sono presenti numerosi affreschi di Lorenzo Peracino nelle pareti del coro e della cupola, che rappresentano la predicazione, i miracoli, la gloria di San Bartolomeo.
L'altare maggiore in legno dorato fu scolpito nel 1693 dai fratelli Maderno di Intra allora molto famosi perché fecero anche altari per la città di Roma.
Negli altari laterali, in apposite urne, sono conservati i corpi di San Felice e di San Vincenzo Martiri.
Il corpo di San Felice fu spedito da Roma in una cassetta il giorno 8 febbraio 1774 ma fu esposto nella chiesa con una solenne cerimonia solamente il 6 di agosto 1776.
In questa occasione si commemorò anche San Vincenzo martire il cui corpo doveva essere esposto nella chiesa ma che a causa delle difficoltà dei viaggi di quei tempi, non era arrivato in tempo. Giunse infatti nel nostro paese solamente il 22 agosto 1776 dopo aver viaggiato per quasi tre mesi.
Questi due corpi, furono ritrovati a Roma, nel cimitero di San Lorenzo fuori le mura e donati alla nostra chiesa da un frate Cappuccino, tale Francesco Maria Ballotta.L'autenticità dei corpi è certificata da documenti che si conservano nell''archivio parrocchiale: "SACRUUM CORPUS CUM VASO SANGUINIS S. FELICE MARTIRIS - SACRUM CORPUS CUM VASO SANGUINIS S. VINCENTI MARTIRIS.
Scriveva nel 1849 il sacerdote Bartolomeo Giovanninetti nella sua "Raccolta di varie Notizie di Bannio": "...il motivo che la festa dei santi martiri Vincenzo e Felice fu fissata nella prima domenica di Giugno fu per implorare da detti santi, oltre a quelle grazie necessarie, la conservazione dei frutti della campagna e per questo fine fu a pieni voti dai banniesi fissato tal giorno."
La chiesa è inoltre ricca di preziosi paramenti del 1700, paramenti liturgici, vasi sacri e reliquiari e in sacrestia è conservato un colossale armadio in noce che suscita molto interesse perché le sue dimensioni sono tali da farci pensare che sia stato costruito direttamente in quel locale.
Purtroppo, nella notte tra il 23 e 24 aprile dell'anno 1979, la nostra chiesa ha subito un grave furto. Riportiamo integralmente gli articoli tratti dai giornali di quel periodo.
Il Campanile
L'attuale campanile venne fondato il 17 marzo 1592 dal curato Giovanni Magonio, chi dice banniese, chi dice di Vanzone.
Data e nome sono chiaramente scolpiti sulla pietra a pochi metri dalle fondamenta:
"primus saxa celer demisit dura agonus curatus - choro glorificante Deum 1592 - die 17 mri" che noi liberamente traduciamo così: per primo depose con entusiasmo i sassi vigorosi il curato magonio tra il coro glorificante Dio".
Ma tutto fa supporre che la costruzione dopo qualche metro sia stata interrotta fino a quando arrivò in parrocchia un altro parroco e cioè Don Cagnola Bartolomeo. Questa informazione ci viene da un'altra scritta situata sopra alla prima.
La base del campanile è quadrata e sale a trapezio e prosegue fino all'altezza di 30 metri dove è collocata la cella campanaria che a sua volta misura 7 metri di altezza fino al tetto. Da qui si sale ancora con 20 metri di cuspide per un totale di metri globali del campanile di 59 metri (croce compresa).
Il materiale del campanile è composto agli angoli da blocchi rettangolari di sarizzo locale e nel mezzo della parete da sassi diseguali riportati da scavi sul posto e dal letto dei torrenti.
Lungo il campanile ci sono strette finestrelle a feritoia per dar luce all'interno. La cella campanaria presenta delle aperture decorate da due belle colonne .
Per arrivare alle campane bisogna salire 120 gradini.
Il campanile ora si trova in posizione scomoda, perché il sagrestano deve uscire dalla chiesa per suonare le campane, questo è dovuto al cambiamento di struttura della chiesa di cui abbiamo già parlato in un precedente capitolo.
Esiste ancora all'interno della chiesa, nascosta dietro al confessionale, una piccola porticina che permette l'accesso al campanile ma che ormai viene raramente usata.
Nella cella campanaria troviamo cinque campane: il campanone che pesa parecchi quintali, forse addirittura sedici : è decorato con un bassorilievo che ricorda alcuni santi protettori, una ghirlanda, lo stemma dei fonditori e la data in cui è stata fusa: anno 1699. Si presume che tale campanone sia stato fuso in Bannio, in quanto il suo trasporto sarebbe stato impossibile per la mancanza di strade, se non la vecchia mulattiera.
Le altre quattro campane formano un Carillon, i cui comandi sono sempre manovrati durante le feste dal campanaro Angelo Bossi, successore a Bianchi Carlo, un vero maestro in questo campo.
Negli ultimi anni il carillon è stato completamente elettrificato.
Tutte le quattro campane sono ornate da festoni di fiori, figure in rilievo, tra le quali l'Addolorata e un Cristo in croce, un crocifisso, uccelli, draghi volanti, mascheroni, un'aquila con le ali aperte, fanciulli e fiori e altri animali alati.
Il campanile presenta su tre lati un orologio che con i suoi rintocchi accompagna le nostre giornate segnando ore liete e tristi.
C'è anche una vecchia meridiana molto semplice che segna con numeri romani le ore dalla VIII alla III pomeridiana.
Il 30 luglio 1872 il campanile fu colpito da un fulmine che entrò dalla parte nord della cella campanaria e ne uscì dal lato sud salendo verso la cupola con danni alle travature e alle parti in ferro. Anche nel 1997 e precisamente il 7 agosto, il campanile fu colpito da un violento fulmine che causò numerosi danni.
Data e nome sono chiaramente scolpiti sulla pietra a pochi metri dalle fondamenta:
"primus saxa celer demisit dura agonus curatus - choro glorificante Deum 1592 - die 17 mri" che noi liberamente traduciamo così: per primo depose con entusiasmo i sassi vigorosi il curato magonio tra il coro glorificante Dio".Ma tutto fa supporre che la costruzione dopo qualche metro sia stata interrotta fino a quando arrivò in parrocchia un altro parroco e cioè Don Cagnola Bartolomeo. Questa informazione ci viene da un'altra scritta situata sopra alla prima.
La base del campanile è quadrata e sale a trapezio e prosegue fino all'altezza di 30 metri dove è collocata la cella campanaria che a sua volta misura 7 metri di altezza fino al tetto. Da qui si sale ancora con 20 metri di cuspide per un totale di metri globali del campanile di 59 metri (croce compresa).
Il materiale del campanile è composto agli angoli da blocchi rettangolari di sarizzo locale e nel mezzo della parete da sassi diseguali riportati da scavi sul posto e dal letto dei torrenti.
Lungo il campanile ci sono strette finestrelle a feritoia per dar luce all'interno. La cella campanaria presenta delle aperture decorate da due belle colonne .Per arrivare alle campane bisogna salire 120 gradini.
Il campanile ora si trova in posizione scomoda, perché il sagrestano deve uscire dalla chiesa per suonare le campane, questo è dovuto al cambiamento di struttura della chiesa di cui abbiamo già parlato in un precedente capitolo.
Esiste ancora all'interno della chiesa, nascosta dietro al confessionale, una piccola porticina che permette l'accesso al campanile ma che ormai viene raramente usata.
Nella cella campanaria troviamo cinque campane: il campanone che pesa parecchi quintali, forse addirittura sedici : è decorato con un bassorilievo che ricorda alcuni santi protettori, una ghirlanda, lo stemma dei fonditori e la data in cui è stata fusa: anno 1699. Si presume che tale campanone sia stato fuso in Bannio, in quanto il suo trasporto sarebbe stato impossibile per la mancanza di strade, se non la vecchia mulattiera.
Le altre quattro campane formano un Carillon, i cui comandi sono sempre manovrati durante le feste dal campanaro Angelo Bossi, successore a Bianchi Carlo, un vero maestro in questo campo.
Negli ultimi anni il carillon è stato completamente elettrificato.
Tutte le quattro campane sono ornate da festoni di fiori, figure in rilievo, tra le quali l'Addolorata e un Cristo in croce, un crocifisso, uccelli, draghi volanti, mascheroni, un'aquila con le ali aperte, fanciulli e fiori e altri animali alati. Il campanile presenta su tre lati un orologio che con i suoi rintocchi accompagna le nostre giornate segnando ore liete e tristi.
C'è anche una vecchia meridiana molto semplice che segna con numeri romani le ore dalla VIII alla III pomeridiana.
Il 30 luglio 1872 il campanile fu colpito da un fulmine che entrò dalla parte nord della cella campanaria e ne uscì dal lato sud salendo verso la cupola con danni alle travature e alle parti in ferro. Anche nel 1997 e precisamente il 7 agosto, il campanile fu colpito da un violento fulmine che causò numerosi danni.
Il Crocefisso
Una Storia Avventurosa: dall'Atlantico al Monte Rosa
In una cappella laterale della nostra chiesa parrocchiale, troviamo un Crocifisso di bronzo che ha una storia molto avventurosa e anche un po' misteriosa.I racconti dei nonni ci hanno incuriosito, per questo, ci siamo messi alla ricerca di antiche fonti che ci hanno illuminato sulla storia del prezioso Crocifisso.
La statua del Cristo pare sia stata costruita in Olanda intorno agli anni 1650/52 da un autore ignoto che però alcuni affermano sia un certo George Scheweigger nato a Norimberga in Germania.
Nel 1777, fu comprato da una persona sconosciuta e trasportata a Cadice in Spagna, probabilmente per essere rivenduto e concludere un buon affare.
Purtroppo fino al 1780 non fu acquistato. In quell'anno una certa famiglia Battaglini, originaria di Bannio, e residente a Cadice lo vide e decise di comprarlo sperando di rivenderlo e guadagnare qualche soldo. Neanche i Signori Battaglini riuscirono a concludere l'affare quindi decisero di portarlo in Italia a Genova sperando di aver miglior fortuna.Anche qui, il crocifisso non fu venduto e rimase in un magazzino di quella città fino al 1791 quando i Battaglini decisero di tornare al loro paese d'origine portandolo come regalo alla chiesa parrocchiale.
La statua fu caricata su un grosso carro e iniziò un lungo viaggio pieno di pericoli.
Sicuramente dovette attraversare fitti boschi pieni di animali feroci e magari incontrò anche qualche brigante. Superò aspri pendii e pericolose discese, attraversò fragili ponti sospesi su ruggenti acque. Percorse così 245 Km.
Ai piedi della mulattiera che sale lungo la Valle Anzasca, i trasportatori si preoccuparono nel vedere che la strada era molto stretta, piena di pericolosi tornanti e di grosse buche.Coraggiosamente gli uomini più robusti si caricarono in spalla il prezioso Crocifisso e iniziarono lo spaventoso cammino. La mulattiera si snodava su profondi burroni in fondo ai quali scorreva un fiume impetuoso, i 30 km che dovevano percorrere per arrivare a Bannio, furono certamente i più difficoltosi di tutto il viaggio.
Arrivati a destinazione, si recarono dal parroco e gli offrirono l'omaggio proveniente dal lontano nord. Il parroco accettò volentieri il dono ma disse che c'era un problema. Non poteva collocarlo in chiesa perché questa era già ricca di statue e quadri donati dai benefattori banniesi e toglierli sarebbe stata una grande offesa.
Dovendo i Battaglini ritornare a Cadice, dovettero lasciare il Cristo in custodia a dei parenti. Dopo qualche anno dei Battaglini di Cadice non si ebbero più notizie e i Battaglini di Bannio si ritennero padroni della statua. Non potendo sistemare la statua in chiesa, decisero di venderla ai calaschesi che erano disposti ad acquistarla.La comunità banniese non era d'accordo e per poter tenere il crocifisso fece un'offerta in denaro ai Battaglini. Questi accettarono e così "il Cristo, non fu né venduto né regalato" come riportarono le antiche cronache.
Nel 1816 l'opera d'arte, fu sistemata in chiesa e appesa sulla parete di fronte alla Madonna Del Rosario. Lì restò per dieci anni fino alla costruzione di una cappella. Il 3 novembre 1827, nel pomeriggio, al suono di tutte le campane, il Crocifisso fu collocato dov'è tuttora.

- 1. La Corona è staccabile;
- 2. I chiodi delle mani e dei piedi sono distinti dalla statua e sono di ferro;
- 3. La Croce è rozza, massiccia, robusta. Il legno è Larice, lavorato un pò grossolanamente, non lucidato. Dalle analisi fatte risulta che non è la croce oroginale ma risale a circa 150 anni fa;
- 4. Apertura delle braccia 1,85 metri; perimetro toracico 1,02 metri;
- 5. Il corpo del Cristo misura 2,08 metri. E' composto da due pezzi che combaciano tra loro all'altezza delle anche; la linea di divisione è coperta dalla fascia che gira intorno ai fianchi. La figura del Crisco è stata fusa in bronzo ed è vuota internamente.
- 6. Alle spalle dell'opera sono rappresentati tre personaggi: Maria Maddalena, Maria e l'Apostolo Giovanni. Sullo sfondo è raffigurata una città di mare (Sarà per ricordare da dove viene il Crocefisso?)
L'Armadio
Narra una leggenda che durante il periodo feudale esisteva il diritto di immunità per chi, inseguito da un'autorità pubblica, trovava rifugio in un luogo di culto, o meglio in una chiesa.Accadde che una persona, di cui non sappiamo il nome, in cambio dell'ospitalità ricevuta, nella chiesa di Bannio, volle fare un'opera utile. Era un intagliatore del legno. Si fece portare delle tavole di noce e preparò un grosso armadio ben lavorato, una vera opera d'arte.
Si presume che il lavoro venne eseguito nel luogo dove l'armadio è collocato attualmente.
Quando abbiamo visitato la chiesa e la nostra guida ci ha raccontato della leggenda dell'armadio, la nostra fantasia ha incominciato a lavorare.
Tornati in classe tutti insieme abbiamo provato a rielaborare quelle poche notizie che avevamo raccolto e la storia ci ha talmente appassionato che ci siamo inventati la leggenda e poi l'abbiamo trasformata in un fumetto.
Raccontiamo la Nostra Storia
Tanto, tanto tempo fa, come ci raccontano le leggende del nostro paese, Bannio, era circondato da fitti boschi. Erano talmente fitti che le loro chiome nascondevano alla vista di chi percorreva la mulattiera per Macugnaga le bellezze di questo piccolo borgo, i cui paesani erano molto fieri della maestosità della chiesa che erano riusciti a costruire con grandi sacrifici e grazie all'unione di tutti gli abitanti.
Era il crepuscolo: un uomo, con gli abiti a brandelli, la fronte grondante sudore, tutto tremante, avanzava faticosamente lungo un sentiero scrutando con occhi impauriti tra i rami del sottobosco, sobbalzando ad ogni minimo rumore. La pioggerella sottile che cadeva già da un po', si trasformò in un violento acquazzone che gli impediva di vedere dove stesse andando; il pover' uomo cominciò a pensare che fosse giunta la sua fine, quando dal profondo del bosco si alzò l'angoscioso ululato dei lupi.
Ad un certo punto gli sembrò di intravedere, tra i rami e le grosse gocce d'acqua, una piccola luce. - Sarà un cristiano o gli occhi gialli di un lupo che mi vuole come cena?- pensò disperato. ). Mentre la strana luce avanzava traballando verso di lui, si accasciò sul terreno rinunciando a combattere, deciso a concludere lì la sua vita .
Ma una mano calda e rugosa frugò fra i suoi abiti per sentire se il cuore batteva ancora, allora aprì gli occhi e tra la pioggia gli apparve un volto rugoso circondato da una chioma bianca. Gli occhi buoni che lo osservavano gli dettero la forza di alzarsi e, senza parlare, si avviarono per uscire dal bosco.A poco a poco, la fitta vegetazione lasciò spazio ai campi coltivati e alle povere case di un piccolo villaggio.
Il suo soccorritore lo accompagnò in chiesa, lo fece accomodare su un pagliericcio in sacrestia e gli portò una fetta di pane, un bicchiere di latte e delle calde coperte. Il viandante, dopo aver gustato la magra cena si addormentò sfinito.
Il mattino dopo, il suono dolce di una campana lo svegliò, si guardò intorno e si accorse di essere in salvo nella sacrestia di una chiesa, poco dopo arrivò il suo salvatore e vide che era il parroco. Riconoscente per l'ospitalità ricevuta e oppresso da un grande senso di colpa, decise di liberare la coscienza e di confidarsi in confessione. Iniziò così la sua triste storia.
- Il mio nome è Mastro Raimondo e faccio il falegname e l'intagliatore di legno, vengo dalla Valsesia, ho abbandonato la mia famiglia, ho camminati per lungo tempo per fuggire dal mio rimorso. Padre, ho ucciso!
- Spiegati figliolo, confidati con Dio!
- Stavo lavorando come al solito nella mia bottega, quando arrivò il gabelliere con le sue guardie per riscuotere la tassa sul legname. Ma quando sentii l'ammontare della cifra, gli dissi che i suoi conti non erano esatti e che lui mi stava derubando. Al mio rifiuto di pagare, il losco figuro minacciò di uccidere me e la mia famiglia. Sguainò il pugnale e me lo puntò alla gola. Preso dal panico riuscii tuttavia a reagire e afferrando una pialla che trovai sotto mano la scaraventai con forza sul suo capo.
- Il gabelliere barcollò, fece un passo indietro, inciampò e cadde su un tronco sbattendo violentemente il capo. Una pozza di sangue si formò velocemente, spaventato e convinto di averlo ucciso, per sfuggire alle guardie scappai dalla finestra sul retro della bottega e, disperato, incominciai a correre verso la montagna.
- Ho vagato per boschi e per valli rifugiandomi nelle grotte e mangiando bacche, dissetandomi con l'acqua delle sorgenti per molti giorni, ero ormai deciso a lasciarmi morire quando voi mi avete salvato.
- Non preoccuparti, figliolo, visto che hai commesso un atto senza volontà di uccidere, ti aiuterò e ti terrò nascosto nella mia sacrestia. Come ben sai coloro che chiedono asilo alla chiesa non possono essere condannati fino a quando restano al suo interno. Avvertirò la tua famiglia che tu sei al sicuro
- Grazie, padre, per tutto quello che fate per un povero peccatore, mi sdebiterò in qualche modo.)
La sua "prigionia" durò molti anni, durante i quali Mastro Raimondo ricambiò l'ospitalità facendosi portare tavole di noce che utilizzò per costruire un magnifico armadio con pannelli decorati a figure simboliche. Questo manufatto divenne l'oggetto più prezioso della povera chiesa.Dopo molti anni giunse notizia che il gabelliere non era morto e mastro Raimondo poté tornare dalla sua famiglia che lo accolse a braccia aperte.
La comunità di Bannio, in cui avvennero questi fatti fu sempre riconoscente all' umile falegname che con le sue mani creò un'autentica opera d'arte ancora oggi ammirata e conservata gelosamente nella sacrestia della Parrocchia di San Bartolomeo.
L'armadio in questione è collocato nella sacrestia della chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, dietro l'abside dove un tempo c'era l'ingresso principale della Chiesa.
L' armadio occupa quasi per intero la parete Nord del locale con una superficie di 24 metri quadrati e serve da guardaroba per i paramenti sacri e da ripostiglio per gli arredi dell'altare.
E' una costruzione massiccia in legno di noce, montato in un unico complesso ,uniti ad incastro con pannelli decorati a figure simboliche.Per descrivere meglio quest'opera pregevole si è considerato l'armadio diviso in tre sezioni verticali e in quattro parti orizzontali: questa parte è formata da un largo gradino che permette al sacerdote e agli addetti alla preparazione dei paramenti, di salire ed estrarre tutto ciò che serve dall'armadio.
Troviamo inoltre alle estremità dell'armadio due ampi spazi , che racchiudono ognuno un ampio vano per custodire i paliotti*dell' altare.; sei antine lavorate che nascondono degli ampi cassetti per la conservazione degli indumenti da celebrazione; ci sono anche degli sportelli che non sono decorati e due pannelli che danno l' impressione di essere le colonne centrali di sostegno , in effetti sono degli sportelli che ruotano su cerniere ad anelli e nascondono altri cassetti.
La parte centrale è costituita da una serie di antine ribaltabili con cerniere ad anelli,che si aprono verso il basso e scoprono dei vani profondi che contengono i vasi sacri.
Le antine sono riccamente decorate da sculture che rappresentano oggetti sacri e simbolici: il vino, con calice, tralci di vite e grappoli d'uva (antina di sinistra) il pane, l'ostensorio con l'ostia, steli con spighe di grano e roselline (antina di destra).La parte superiore è la parte più rappresentativa di tutto l'armadio, perché maggiormente decorata, con varie simbologie.
I tre spazi verticali sono divisi da quattro colonne ornate da putti o angioletti che , appoggiandosi a foglie d'acanto, sorreggono la parte superiore;
sei grandi battenti richiudono dei vani adatti a contenere dei candelabri e i busti dei vescovi;
L'ultima parte dell'armadio ha una nicchia contenente la rappresentazione di Gesù Cristo crocefisso contornata da grandi foglie d'acanto.
Particolari del Contenuto dell'Armadio
La leggenda dell'armadio ha fatto lavorare molto la nostra fantasia, ma tornando alla realtà ci siamo chiesti: chi ha voluto quest'opera pregevole? Chi l'ha costruita?
Parlando con i due gentili signori che ci hanno accompagnato e fatto da guida nella nostra visita alla chiesa, abbiamo saputo che probabilmente l'armadio fu eseguito da artigiani ossolani o da uno scultore intrese, che eseguì anche l'altare maggiore e venne realizzato nella seconda metà del 1600.
Dello stesso artigiano dovrebbero essere anche le sculture del coro.
Purtroppo tutte queste notizie non possono essere precise perché l'archivio della chiesa di Bannio è andato distrutto da un incendio e le notizie sono state tramandate a memoria.
Bibliografia
Giovanni Forgia, L'armadio di Bannio.
Don Luigi Rossi, Valle Anzasca e Monte Rosa.
Sac. Bartolomeo Gioanninetti - 1849, Raccolta di varie notizie.
Tullio Bertamini, da "Oscellana" febbraio-marzo 1999.
Altana Umberto, Appunti sulla storia di Bannio.
Don Severino Cantonetti, Quarto centenario del Campanile di Bannio.
Don Luigi Rossi, Valle Anzasca e Monte Rosa.
Sac. Bartolomeo Gioanninetti - 1849, Raccolta di varie notizie.
Tullio Bertamini, da "Oscellana" febbraio-marzo 1999.
Altana Umberto, Appunti sulla storia di Bannio.
Don Severino Cantonetti, Quarto centenario del Campanile di Bannio.
I nostri ringraziamenti vanno in particolare al Parroco, Don Gabriele Romagnoli, che ci ha permesso di visitare la chiesa e di osservare da vicino le opere d'arte in essa contenute.
Al signor Enzo Bacchetta che è sempre disponibile a prestarci le sue fotografie per illustrare i nostri lavori.
Un grazie particolare ai Signori Giovanni Battista Belotti e al Signor Bartolomeo Bionda che pazientemente ci hanno guidato alla scoperta di tante cose belle, che hanno risposto con pazienza alle nostre domande aiutandoci così ad incamminarci "verso il futuro scoprendo il passato".
Al signor Enzo Bacchetta che è sempre disponibile a prestarci le sue fotografie per illustrare i nostri lavori.
Un grazie particolare ai Signori Giovanni Battista Belotti e al Signor Bartolomeo Bionda che pazientemente ci hanno guidato alla scoperta di tante cose belle, che hanno risposto con pazienza alle nostre domande aiutandoci così ad incamminarci "verso il futuro scoprendo il passato".
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